sangiovese – WiningPress https://www.winingpress.it Tue, 12 May 2020 10:40:39 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.3.3 Sangiovese nel mondo: 11 etichette da 3 continenti diversi fra sorprese e delusioni https://www.winingpress.it/sangiovese-nel-mondo-11-etichette-da-3-continenti-diversi-fra-sorprese-e-delusioni/ https://www.winingpress.it/sangiovese-nel-mondo-11-etichette-da-3-continenti-diversi-fra-sorprese-e-delusioni/#respond Mon, 11 May 2020 14:33:26 +0000 https://www.winingpress.it/?p=947 (U.G.) Eravamo a dir poco curiosi di scoprire come il vitigno rosso più diffuso nel nostro Paese riuscisse o meno a dare buona prova di sé […]

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(U.G.) Eravamo a dir poco curiosi di scoprire come il vitigno rosso più diffuso nel nostro Paese riuscisse o meno a dare buona prova di sé al di fuori dei confini nazionali. Ghiotta occasione il seminario sul Sangiovese nel mondo organizzato nell’ambito di “Sangiovese Purosangue”, svoltosi lo scorso gennaio a Roma. Una degustazione reale che mi fa molto piacere ricordare oggi, in un periodo in cui si sono diffusi i “tasting online” in modalità webinar previo invio dei vini al domicilio di tutti i partecipanti. Invece oggi torno a parlarvi di vini degustati in contemporanea, tutti insieme, gomito a gomito, senza distanziamento e ovviamente in epoca ante lock down. Nella speranza di tornare presto ad assaggiare vini nella maniera più conviviale possibile, com’è giusto e normale che sia.

Un ringraziamento non formale va a Davide Bonucci, organizzatore in qualità di presidente dell’EnoClub Siena dell’evento griffato “Sangiovese Purosangue”, un punto di riferimento consolidato per tutti gli amanti del Sangiovese in tutte le declinazioni e territori possibili.

“Un viaggio sensoriale sulle peculiarità internazionali del Sangiovese”, questo il tema del seminario il cui relatore, vero talent scout del Sangiovese itinerante è stato Bartolomeo Roberto Lepori, sommelier AIS, giornalista, nonché abile affabulatore giramondo.

Undici i vini degustati, provenienti da tre continenti diversi, non tutti da Sangiovese in purezza. Con qualche sorpresa e molte delusioni alle nostre aspettative. Ecco il dettaglio.

Arhonto Rose – Vinarija Krgovic 2018 (Montenegro)
Sangiovese 75% Montepulciano e Lambrusco 25%.

Si parte con un rosato dal Montenegro. La cantina Krgovic di Podgorica ha puntato su un prodotto basico di facilissima beva. Tre quarti di Sangiovese e un quarto di Montepulciano e Lambrusco. Una “formula” alquanto improbabile che dalle nostre parti sarebbe un eufemismo definire azzardata ma che oltre Adriatico hanno avuto il coraggio di proporre. Che dire? Un rosato ruffiano, “dolcino” improntato al lampone e alla melagrana, che non riesce ad ammorbidire una lieve ruvidezza nel finale.

Ora due annate diverse di Sangiovese in purezza (secondo il produttore) da vigneti allevati nella Valle de Cachapoal, in Cile.

Villaseñor – Kenos Sangiovese Reserva 2018 (Cile)
In entrambi i millesimi si fa uso (e si nota tanto) del legno nuovo delle barriques francesi. Il risultato è una maturazione un po’ troppo incisa specie nell’annata più giovane. La nota di ciliegia fresca rossa si disperde subito nello speziato e in un balsamico molto spinto. Gusto “piacione”, a tratti opulento, morbido oltre misura e – perlomeno – di buona freschezza. Matura per 8 mesi in barriques francesi. Da bere fra 4 anni, recita il sito dell’azienda. Noi siamo d’accordo.

Villaseñor – Kenos Sangiovese Reserva 2014 (Cile)
Prima delusione. Ci si poteva aspettare un vino più maturo, meno segnato dal legno e invece … Beh, se il 2018 fra quattro anni sarà come questo 2014 allora c’è qualcosa all’origine che non quadra. In questo calice è ancora molto presente la parte legnosa e poco il frutto. Il tannino resta aggressivo e il vino nel complesso risulta poco equilibrato. Forse quattro anni di affinamento a questo Sangiovese cileno non bastano? O forse risente di una vinificazione… all’antica?  

Restiamo in Cile spostandoci, attraverso i calici, in un immaginario viaggio nella Valle dell’Aconcagua. Altri due vini di annate consecutive da Sangiovese in purezza: forti dubbi che sia così, però…

Viña El Escorial – Sangiovese 2018 (Cile)
Un rosso dall’altro mondo fortemente inciso dal legno e dall’alcol. Tanta vaniglia e un mix confuso di spezie. Giovane e robusto sulla carta; invece senza armonia e personalità. Potrebbe essere un vino originato da qualsiasi altro vitigno. 14 mesi in botti di rovere francese e 6 mesi di affinamento in bottiglia. Ma il Sangiovese non viene fuori.

Viña El Escorial – Sangiovese 2017 (Cile)
Un anno in più in bottiglia ci riporta una nota più vegetale. Si esprime sapido e fresco, carezzevole al palato, con il suo retrogusto più verde. Forse c’è una piccola quota di Cabernet? Ma l’essenza vera del Sangiovese (così come lo conosciamo noi) non riesce a farsi sentire.

Bovin Winery 2016 (Macedonia)
Nelle vigne di Lepovo, nella Macedonia del Nord, si coltiva un clone di Sangiovese stretto parente del clone romagnolo. Vinificazione e affinamento in acciaio e tanta bottiglia giovano tanto. Si esprime pulito, nitido, con i suoi freschi profumi floreali, di ciliegia matura e prugna. Il sorso è gradevole, garbato, di buona sapidità, setoso nei suoi tannini. Ci piace!

Esse – Catera (Crimea) – Sangiovese 2016
La Crimea è terra tormentata dalla guerra, eppur fertilissima, grazie al clima mite e quasi mediterraneo. Fra mille difficoltà (inclusa la chiusura temporanea della cantina) l’azienda Esse di Simferopol si è cimentata nella coltivazione del Sangiovese puntando sull’area denominata Kacha Valley. I risultati però non sono incoraggianti. Perciò sospendiamo il giudizio in attesa di assaggiare altro.

Dal Sudafrica abbiamo assaggiato numerosi esempi di grandi vini provenienti da vitigni internazionali ma si sapeva ben poco del Sangiovese. Ecco quelli di due diverse cantine. Cominciamo con le due annate della Da Capo Vinyards con i suoi Idiom.

Da Capo Vineyards – Idiom Sangiovese 2015 (Sudafrica)
Dai suoli di Stellenbosch un Sangiovese in purezza che profuma ribes e lampone, ferroso, addirittura ematico, striato di vaniglia. Al sorso è compatto, sapido, con una bella spalla acida, scorre su tannini fini ed eleganti. E’ verticale, nervoso, dinamico. Se lo paragoniamo al vino di 15 anni più vecchio (vedi sotto) possiamo ben dire che la cantina si è migliorata nel tempo. Maturazione in legno (80% francese e 20% americano) per 12-14 mesi.

Da Capo Vineyards – Idiom Sangiovese 2003 (Sudafrica)
Qui è rimasto il tannino. E’ stato uno dei primi tentativi di vinificazione del Sangiovese in Sudafrica. E si sente! Purtroppo patisce anche l’ossidazione.

Dalla Cia – Teano 2017 (Sudafrica)
Sangiovese 80% e varietà bordolesi non definite 20%.

Vigne a Stellenbosch. C’è un bel pezzo d’Italia in questo vino e anche nella cantina, fondata da Vittorio dalla Cia, di origini friulane. Titolare oggi è il nipote George.

L’apporto delle uve internazionali è voluto perché il Sangiovese in purezza non sarebbe andato incontro al gusto “internazionale”. Perciò il produttore ha puntato su un “taglio” più levigante. Nel calice si avvertono tutte le tre componenti tipiche di un vino ben “costruito”: balsamica, speziata, vegetale; il frutto però rimane in sottofondo. Un buon bere con “l’aiutino”.  

 

Antica by Antinori Heritage –  Sangiovese 2017
Nel 1993 la famiglia Antinori ha acquistato nella Napa Valley (California) una tenuta di 220 ettari dove coltiva tutta la serie vitigni internazionali ben noti. Ma non ha dimenticato di portare qui, dall’Italia, anche le piantine di Sangiovese. Perciò è partita avvantaggiata conoscendo bene il vitigno.

Tecnica italiana, suolo americano, un intreccio di stile toscano e californiano. La differenza nel calice c’è e si sente. In questo c’è anche un 5% di Malbec che prova ad ammorbidire il nostro Sangiovese. Diffonde tabacco dolce, fiori di rosa, spezie, lampone. Al sorso si apprezza la struttura di questo vino, lievemente inciso dal legno. Un rosso elegante, da manuale, che incontra bene il gusto “americano”.

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Cantine Dei, il patto Nobile tra la pietra e il vino: il nuovo cru Madonna della Querce https://www.winingpress.it/cantine-dei-il-patto-nobile-tra-la-pietra-e-il-vino-il-nuovo-cru-madonna-della-querce/ https://www.winingpress.it/cantine-dei-il-patto-nobile-tra-la-pietra-e-il-vino-il-nuovo-cru-madonna-della-querce/#respond Mon, 02 Mar 2020 10:16:15 +0000 https://www.winingpress.it/?p=612 di Marina Alaimo “Acino Ebbro”  Il patto tra la pietra e il vino ha dato forma e respiro ad un sogno ambizioso inseguito con caparbietà. Così […]

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di Marina Alaimo “Acino Ebbro” 
Il patto tra la pietra e il vino ha dato forma e respiro ad un sogno ambizioso inseguito con caparbietà. Così come l’eterno compromesso tra la storia antica e le più moderne tecnologie ha trovato il giusto equilibrio per sostenere con successo il progetto delle Cantine Dei.

In partenza un’idea accarezzata con discrezione da Alibrando Dei, al quale suo figlio Glauco ha dato forza e sicurezza investendo grandi risorse. Oggi è Caterina, figlia di Glauco, a condurre l’azienda di famiglia che è notevolmente cresciuta. Investe soprattutto sulla sua sensibilità per raggiungere la migliore espressione possibile al suo Nobile di Montepulciano.

Caterina Dei

Gli ettari di proprietà intorno a Bossona, la zona più rinomata per la produzione del Vino Nobile, sono sessanta e le bottiglie prodotte 250.000. La prima vinificazione avviene nel 1985, ospiti in una cantina ubicata nel centro storico della bellissima Montepulciano.

Quello scheletro di natura fossile così presente nei terreni intorno a Bossona ha sempre convinto Glauco che fosse una grande fortuna. In effetti caratterizza moltissimo i suoi vini conferendo eleganza e sinuosità.


Il compromesso tra la pietra e il vino sta proprio in questo particolare, così come nel fatto che la famiglia Dei avesse, quale attività principale, la gestione delle cave di travertino a Rapolano Terme. Un materiale di pregio con il quale si è scelto di costruire la grande bottaia, i pavimenti, i rivestimenti delle mura e le colonne di sostegno.

Entrando sembra di essere in una cattedrale nella quale la sacralità del vino è un concetto che giunge forte e chiaro. Arrivando nella grande cantina il percorso è contornato da opere d’arte sempre in travertino, in piena armonia con il paesaggio delle colline sulla Val d’Orcia e sulla Val di Chiana, e i filari di Prugnolo Gentile (così come è chiamato il Sangiovese da queste parti).

Il progetto della cantina è stato curato in ogni particolare da Glauco, già ottantenne, che non ha mai perso l’entusiasmo e la passione per i suoi vini. C’è un’attenzione sensibile a lavorare nel rispetto dell’ambiente: in cantina si utilizza l’impianto geotermico per il controllo delle temperature e si sta operando per sfruttare l’energia solare al fine di coprire il fabbisogno aziendale.

Si scendono sette metri lungo le rampe a chiocciola per accedere alla cantina, un’opera d’arte a sua volta di grande impatto visivo, interamente realizzata in travertino. La musica è un’altra grande passione di famiglia tanto che sul tetto della bottaia è stato costruito un teatro nell’intento di condividere le emozioni uniche che riesce a trasmettere dal vivo.

Tra i progetti di Caterina c’era la ferma volontà di dare forma ad un nuovo cru, quello di Madonna della Querce, la piccola vigna intorno a quel gioiellino che è la chiesetta di campagna di fine Seicento, poco fuori l’accesso alla casa antica di famiglia. Appena un ettaro e mezzo volto a sud, ricco di sabbie e scheletro tufaceo, con sedimenti depositati sul declivio che scende verso il fondo valle. Lo ha dedicato a suo padre Glauco la cui presenza è forte e in ogni cosa.

Abbiamo provato il millesimo 2016 che regala un Vino Nobile di grande profondità ed eleganza, pieno e avvolgente, rimanda una vena minerale costante in ogni aspetto del vino. Ha toni scuri al naso, di prugna e more, cioccolato e carrubo; convince soprattutto all’assaggio per la sua finezza in piena sintonia con il carattere deciso dei tannini che ricordano l’austerità del Sangiovese, mentre è la freschezza ben centrata ha conferire lunghezza e succosità al vino.

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Benvenuto Brunello: dal 21 al 24 febbraio debutta l’annata 2015 https://www.winingpress.it/benvenuto-brunello-dal-21-al-24-febbraio-debutta-lannata-2015/ https://www.winingpress.it/benvenuto-brunello-dal-21-al-24-febbraio-debutta-lannata-2015/#respond Thu, 13 Feb 2020 12:06:33 +0000 https://www.winingpress.it/?p=445 Il Brunello 2015 si prepara al debutto con una quattro giorni di eventi tra degustazioni, ospiti e focus di mercato organizzati dal Consorzio del vino Brunello […]

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Il Brunello 2015 si prepara al debutto con una quattro giorni di eventi tra degustazioni, ospiti e focus di mercato organizzati dal Consorzio del vino Brunello di Montalcino. Dal 21 al 24 febbraio, infatti, il borgo toscano famoso in tutto il mondo celebra il prodotto icona del suo vigneto con Benvenuto Brunello, che chiude la settimana delle Anteprime Toscane. Nei calici, per la prima volta dopo 5 anni di affinamento, l’annata 2015 pronta a uscire sul mercato.

Oltre 140 i produttori aderenti alla 28^ edizione della manifestazione, che si inaugura con due giornate (21 e 22 febbraio) riservate ai giornalisti italiani e internazionali. Si parte venerdì mattina con “Un’annata ad opera d’arte”, in compagnia di Vittorio Sgarbi (Teatro degli Astrusi, ore 11.00), mentre al Chiostro del Museo di Montalcino va in scena la degustazione tecnica (dalle 9.30 fino alle 17.00). Protagonista il Brunello di Montalcino 2015, ma anche la versione Riserva 2014 oltre a Rosso di Montalcino, Moscadello e Sant’Antimo per più di 500 etichette in assaggio.

Gli appuntamenti continuano sabato 22 che si aprirà con il walk around tasting tra i banchi delle aziende partecipanti a Benvenuto Brunello (9.30-17.00). In cartellone anche l’assegnazione del premio Leccio d’Oro 2020 (Teatro degli Astrusi dalle ore 10.30), il riconoscimento dedicato a ristoranti, enoteche e osterie che si sono distinti per la migliore scelta di etichette e annate di Brunello di Montalcino, seguita dalla presentazione dell’indagine Nomisma Wine Monitor sul posizionamento del grande Rosso toscano nella ristorazione di Londra, New York e San Francisco. Spazio, inoltre, al focus sulla vendemmia 2019 e alla posa della tradizionale formella celebrativa. “Il racconto del Brunello sul palcoscenico internazionale” concluderà la due giorni riservata alla stampa.

Infine, domenica 23 e lunedì 24 febbraio porte aperte a winelover e operatori (Chiostro del Museo di Montalcino dalle 9.30 alle 17.00).

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