Vino – WiningPress https://www.winingpress.it Tue, 12 May 2020 10:40:39 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.3.3 Sangiovese nel mondo: 11 etichette da 3 continenti diversi fra sorprese e delusioni https://www.winingpress.it/sangiovese-nel-mondo-11-etichette-da-3-continenti-diversi-fra-sorprese-e-delusioni/ https://www.winingpress.it/sangiovese-nel-mondo-11-etichette-da-3-continenti-diversi-fra-sorprese-e-delusioni/#respond Mon, 11 May 2020 14:33:26 +0000 https://www.winingpress.it/?p=947 (U.G.) Eravamo a dir poco curiosi di scoprire come il vitigno rosso più diffuso nel nostro Paese riuscisse o meno a dare buona prova di sé […]

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(U.G.) Eravamo a dir poco curiosi di scoprire come il vitigno rosso più diffuso nel nostro Paese riuscisse o meno a dare buona prova di sé al di fuori dei confini nazionali. Ghiotta occasione il seminario sul Sangiovese nel mondo organizzato nell’ambito di “Sangiovese Purosangue”, svoltosi lo scorso gennaio a Roma. Una degustazione reale che mi fa molto piacere ricordare oggi, in un periodo in cui si sono diffusi i “tasting online” in modalità webinar previo invio dei vini al domicilio di tutti i partecipanti. Invece oggi torno a parlarvi di vini degustati in contemporanea, tutti insieme, gomito a gomito, senza distanziamento e ovviamente in epoca ante lock down. Nella speranza di tornare presto ad assaggiare vini nella maniera più conviviale possibile, com’è giusto e normale che sia.

Un ringraziamento non formale va a Davide Bonucci, organizzatore in qualità di presidente dell’EnoClub Siena dell’evento griffato “Sangiovese Purosangue”, un punto di riferimento consolidato per tutti gli amanti del Sangiovese in tutte le declinazioni e territori possibili.

“Un viaggio sensoriale sulle peculiarità internazionali del Sangiovese”, questo il tema del seminario il cui relatore, vero talent scout del Sangiovese itinerante è stato Bartolomeo Roberto Lepori, sommelier AIS, giornalista, nonché abile affabulatore giramondo.

Undici i vini degustati, provenienti da tre continenti diversi, non tutti da Sangiovese in purezza. Con qualche sorpresa e molte delusioni alle nostre aspettative. Ecco il dettaglio.

Arhonto Rose – Vinarija Krgovic 2018 (Montenegro)
Sangiovese 75% Montepulciano e Lambrusco 25%.

Si parte con un rosato dal Montenegro. La cantina Krgovic di Podgorica ha puntato su un prodotto basico di facilissima beva. Tre quarti di Sangiovese e un quarto di Montepulciano e Lambrusco. Una “formula” alquanto improbabile che dalle nostre parti sarebbe un eufemismo definire azzardata ma che oltre Adriatico hanno avuto il coraggio di proporre. Che dire? Un rosato ruffiano, “dolcino” improntato al lampone e alla melagrana, che non riesce ad ammorbidire una lieve ruvidezza nel finale.

Ora due annate diverse di Sangiovese in purezza (secondo il produttore) da vigneti allevati nella Valle de Cachapoal, in Cile.

Villaseñor – Kenos Sangiovese Reserva 2018 (Cile)
In entrambi i millesimi si fa uso (e si nota tanto) del legno nuovo delle barriques francesi. Il risultato è una maturazione un po’ troppo incisa specie nell’annata più giovane. La nota di ciliegia fresca rossa si disperde subito nello speziato e in un balsamico molto spinto. Gusto “piacione”, a tratti opulento, morbido oltre misura e – perlomeno – di buona freschezza. Matura per 8 mesi in barriques francesi. Da bere fra 4 anni, recita il sito dell’azienda. Noi siamo d’accordo.

Villaseñor – Kenos Sangiovese Reserva 2014 (Cile)
Prima delusione. Ci si poteva aspettare un vino più maturo, meno segnato dal legno e invece … Beh, se il 2018 fra quattro anni sarà come questo 2014 allora c’è qualcosa all’origine che non quadra. In questo calice è ancora molto presente la parte legnosa e poco il frutto. Il tannino resta aggressivo e il vino nel complesso risulta poco equilibrato. Forse quattro anni di affinamento a questo Sangiovese cileno non bastano? O forse risente di una vinificazione… all’antica?  

Restiamo in Cile spostandoci, attraverso i calici, in un immaginario viaggio nella Valle dell’Aconcagua. Altri due vini di annate consecutive da Sangiovese in purezza: forti dubbi che sia così, però…

Viña El Escorial – Sangiovese 2018 (Cile)
Un rosso dall’altro mondo fortemente inciso dal legno e dall’alcol. Tanta vaniglia e un mix confuso di spezie. Giovane e robusto sulla carta; invece senza armonia e personalità. Potrebbe essere un vino originato da qualsiasi altro vitigno. 14 mesi in botti di rovere francese e 6 mesi di affinamento in bottiglia. Ma il Sangiovese non viene fuori.

Viña El Escorial – Sangiovese 2017 (Cile)
Un anno in più in bottiglia ci riporta una nota più vegetale. Si esprime sapido e fresco, carezzevole al palato, con il suo retrogusto più verde. Forse c’è una piccola quota di Cabernet? Ma l’essenza vera del Sangiovese (così come lo conosciamo noi) non riesce a farsi sentire.

Bovin Winery 2016 (Macedonia)
Nelle vigne di Lepovo, nella Macedonia del Nord, si coltiva un clone di Sangiovese stretto parente del clone romagnolo. Vinificazione e affinamento in acciaio e tanta bottiglia giovano tanto. Si esprime pulito, nitido, con i suoi freschi profumi floreali, di ciliegia matura e prugna. Il sorso è gradevole, garbato, di buona sapidità, setoso nei suoi tannini. Ci piace!

Esse – Catera (Crimea) – Sangiovese 2016
La Crimea è terra tormentata dalla guerra, eppur fertilissima, grazie al clima mite e quasi mediterraneo. Fra mille difficoltà (inclusa la chiusura temporanea della cantina) l’azienda Esse di Simferopol si è cimentata nella coltivazione del Sangiovese puntando sull’area denominata Kacha Valley. I risultati però non sono incoraggianti. Perciò sospendiamo il giudizio in attesa di assaggiare altro.

Dal Sudafrica abbiamo assaggiato numerosi esempi di grandi vini provenienti da vitigni internazionali ma si sapeva ben poco del Sangiovese. Ecco quelli di due diverse cantine. Cominciamo con le due annate della Da Capo Vinyards con i suoi Idiom.

Da Capo Vineyards – Idiom Sangiovese 2015 (Sudafrica)
Dai suoli di Stellenbosch un Sangiovese in purezza che profuma ribes e lampone, ferroso, addirittura ematico, striato di vaniglia. Al sorso è compatto, sapido, con una bella spalla acida, scorre su tannini fini ed eleganti. E’ verticale, nervoso, dinamico. Se lo paragoniamo al vino di 15 anni più vecchio (vedi sotto) possiamo ben dire che la cantina si è migliorata nel tempo. Maturazione in legno (80% francese e 20% americano) per 12-14 mesi.

Da Capo Vineyards – Idiom Sangiovese 2003 (Sudafrica)
Qui è rimasto il tannino. E’ stato uno dei primi tentativi di vinificazione del Sangiovese in Sudafrica. E si sente! Purtroppo patisce anche l’ossidazione.

Dalla Cia – Teano 2017 (Sudafrica)
Sangiovese 80% e varietà bordolesi non definite 20%.

Vigne a Stellenbosch. C’è un bel pezzo d’Italia in questo vino e anche nella cantina, fondata da Vittorio dalla Cia, di origini friulane. Titolare oggi è il nipote George.

L’apporto delle uve internazionali è voluto perché il Sangiovese in purezza non sarebbe andato incontro al gusto “internazionale”. Perciò il produttore ha puntato su un “taglio” più levigante. Nel calice si avvertono tutte le tre componenti tipiche di un vino ben “costruito”: balsamica, speziata, vegetale; il frutto però rimane in sottofondo. Un buon bere con “l’aiutino”.  

 

Antica by Antinori Heritage –  Sangiovese 2017
Nel 1993 la famiglia Antinori ha acquistato nella Napa Valley (California) una tenuta di 220 ettari dove coltiva tutta la serie vitigni internazionali ben noti. Ma non ha dimenticato di portare qui, dall’Italia, anche le piantine di Sangiovese. Perciò è partita avvantaggiata conoscendo bene il vitigno.

Tecnica italiana, suolo americano, un intreccio di stile toscano e californiano. La differenza nel calice c’è e si sente. In questo c’è anche un 5% di Malbec che prova ad ammorbidire il nostro Sangiovese. Diffonde tabacco dolce, fiori di rosa, spezie, lampone. Al sorso si apprezza la struttura di questo vino, lievemente inciso dal legno. Un rosso elegante, da manuale, che incontra bene il gusto “americano”.

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Irpinia, quando ai tempi del Corona Virus la resilienza in cantina si trasforma in opportunità https://www.winingpress.it/irpinia-quando-ai-tempi-del-corona-virus-la-resilienza-in-cantina-si-trasforma-in-opportunita/ https://www.winingpress.it/irpinia-quando-ai-tempi-del-corona-virus-la-resilienza-in-cantina-si-trasforma-in-opportunita/#respond Tue, 21 Apr 2020 08:34:29 +0000 https://www.winingpress.it/?p=873 di Alessia Canarino La condivisione: tanto bramata e tanto discussa, in questo periodo davvero difficile, nel quale la temiamo ed aneliamo. Abbiamo imparato a familiarizzare con […]

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di Alessia Canarino
La condivisione: tanto bramata e tanto discussa, in questo periodo davvero difficile, nel quale la temiamo ed aneliamo. Abbiamo imparato a familiarizzare con concetti come il distanziamento sociale, smart working ed e-learning. Gli aperitivi sono diventati virtuali, gli schermi rappresentano una protezione e una compagnia costante, dietro i quali celare le insicurezze di questo momento storico.

Ed anche quando potremo di nuovo uscire liberamente di casa, vivremo differentemente la nostra socialità, con la prudenza e le remore di chi è stato profondamente segnato, dalle misure di contenimento del Covid 19, che hanno, innanzitutto, vietato la possibilità di riunirsi intorno ad una pizza, di brindare insieme in un ristorante. Fiaccata la ristorazione, l’intera filiera ne ha fortemente risentito e il mondo del vino, ancora di più, con la vite che continua nel suo ciclo vitale, richiedendo cura in vigna.

A cogliere l’opportunità di una riflessione “smart” offerta da questo momento di pausa, sono molte cantine. Il potenziamento dell’e-commerce, l’implementazione della comunicazione virtuale, le visite virtuali in cantina, sono alcune delle attività, che le aziende più vivaci hanno colto, trasformando la “minaccia” in “opportunità”.

La dispensa orizzontale

Nell’attesa di tornare a vivere in maniera normale la nostra socialità, dobbiamo essere visionari e fare affidamento sulla nostra creatività per trovare nuovi modi di comprendere le esigenze dei clienti ed essere loro vicini. La nostra strategia si basa su pochi concetti e punta sulla nostra community”. Questo l’approccio dell’azienda Feudi di San Gregorio, attraverso le parole di Antonio Capaldo, presidente e proprietario della cantina irpina. In attesa, quindi, di ritornare alla normalità, la cantina ha incrementato l’attività delle vendite online (store.feudi.it) proponendo confezioni non solo di solo vino, ma anche con giochi passatempo o piccole dispense e ha inoltre rafforzato la propria presenza sui canali online sia in Italia che all’estero (pensiamo a Tannico, Vivino, Wine.com, etc), per permettere al consumatore finale di poter trovare con facilità le nuove annate delle sue bottiglie preferite. Non solo, ma con l’hashtag #feudilovers, i fan della cantina possono condividere con la rete il proprio vino preferito.

Sempre in Irpinia, è possibile fare una passeggiata virtuale nelle belle vigne di Di Meo, a Salza (AV) e accedere, seduti comodamente a casa, alla cantina, al casino di caccia, alla bottaia, invogliando a prenotare una visita reale, appena possibile. A tal proposito, è possibile seguire gli aggiornamenti e le visite, utilizzando l’hashtag #finestravirtuale
Non solo, i clienti “superstar” della cantina, ovvero i più fidelizzati, hanno accesso in questo periodo ad offerte ad hoc, molto allettanti, con la possibilità di ricevere a casa non solo vino ma anche il famoso Calendario DI Meo in omaggio. Nel frattempo, è in studio la strategia per la fase 2, che, probabilmente, vedrà un potenziamento dell’e-commerce aziendale.

Originale anche la scelta dell’azienda di Donnachiara – siamo a Montefalcione (AV) – che ha sempre avuto un’immagine moderna, grazie alla vivacità intellettuale della proprietaria, Ilaria Petitto, la quale, ancora di più in questo periodo, ha concentrato sforzi, ma anche budget (non dimentichiamoci, che per quanto virtuale, la comunicazione online ha un suo costo) sul web. Ancora, il potenziamento dell’ec-commerce, ma anche la collaborazione con influencer, dirette Instagram con addetti del settore: insomma una maggiore attenzione ai millennials, che con i social e le attività ad essi connessi hanno molta familiarità. Ilaria, tuttavia, ha pensato anche ai più golosi, con un aperitivo irpino in delivery a casa vostra. Vino, caciocavallo e soppressata, per non far mancare a nessuno i sapori autentici del cuore verde della Campania.

Anche l’oggettistica è personalizzata con riferimento al momento: una bag di Cantina Bambinuto

Ed infine, c’è chi punta tutto sulle visite in cantina, sull’accoglienza post-Covid 19, offrendo un’esperienza in cantina, meno social ma molto più umana. Siamo a Santa Paolina, nell’azienda Bambinuto, dove Marilena Aufiero, “one woman show” già si sta preparando alla fase due, con la realizzazione di shopper di stoffa, che saranno omaggiate ai clienti in visita in azienda. La frase che campeggia su questa shopper è sunto della resilienza irpina e orgoglio di chi in questa terra ci vive e non si arrende: “In mezzo d ogni difficoltà, si trova un’opportunità” (Albert Einstein).

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Vincenzo Mercurio: il wine maker che punta senza compromessi sulla viticoltura green https://www.winingpress.it/vincenzo-mercurio-il-wine-maker-che-punta-senza-compromessi-sulla-viticoltura-green/ https://www.winingpress.it/vincenzo-mercurio-il-wine-maker-che-punta-senza-compromessi-sulla-viticoltura-green/#respond Thu, 16 Apr 2020 17:21:51 +0000 https://www.winingpress.it/?p=857 (U.G.) Vincenzo Mercurio è un wine maker a cui piace volare alto. Non per nulla ha denominato la propria attività di consulenza “Le ali di Mercurio”. Nato […]

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(U.G.) Vincenzo Mercurio è un wine maker a cui piace volare alto. Non per nulla ha denominato la propria attività di consulenza “Le ali di Mercurio”. Nato a Castellammare di Stabia e laureato alla Facoltà di Agraria della storica Università di Portici, si è fatto conoscere per il suo approccio sempre rispettoso per i territori in cui viene chiamato a lavorare. Molta Campania (ovviamente), ma non solo. Vincenzo Mercurio ama allargare gli orizzonti e si è spinto anche in Sardegna, in Puglia, in Basilicata, in Molise, persino in Friuli. Sempre con ottimi risultati, realizzando vini mai scontati perfettamente aderenti ai territori di provenienza delle uve.

In realtà ritenevo Vincenzo più portato alla valorizzazione dei vini bianchi, ma in realtà non è affatto così. Ho scoperto la sua “vena rossista” nell’occasione di “Beviamoci Sud”, l’evento dedicato ai migliori rossi del Meridione d’Italia svoltosi a Roma ad inizio febbraio.
Nel corso del seminario dedicato ai suoi vini – moderato con garbo dal collega Luciano Pignataro – ha presentato otto tipologie di rossi che hanno tutti almeno due punti in comune: Vincenzo ha sposato senza tentennamenti la via del biologico; è sempre rispettoso dei vitigni (alcuni quasi in via estinzione), senza voler imporre a tutti i costi la propria tecnica enologica.

Eccoli, i vini, in un viaggio ideale che spazia su buona parte del nostro Meridione.

Il Verro – Casavecchia “Lautonis” 2017 – Terre del Volturno IGT

Si decolla con un Casavecchia, vitigno poco produttivo e scorbutico, da cui si punta ad ottenere vini non certo di approccio facile. E’ questa la prima annata a certificazione biologica per l’azienda di Formicola, piccolo centro dell’Alto Casertano. E’ uno schiudersi graduale di frutti di bosco, mora di gelso e china. Al sorso punta su freschezza e struttura pur con qualche spigolo tannico ancora da smussare che non gli permette un volo ancora lineare. Lo hanno definito il “classico vino gastronomico”. Io gli darei ancora un po’ di tempo. Affinamento solo in acciaio. Prezzo in enoteca: 15-18 euro.

Bosco De’Medici – Pompeii 2017 – Pompeiano Rosso IGT

A velocità da crociera sorvoliamo idealmente il Vesuvio per apprezzare il Piedirosso, vitigno allevato nel vigneto pre phyllossera vecchio di 150 anni de “La Rotonda” a 250 metri sul livello del mare. Terreni sabbiosi, intrisi di minerali e di origine vulcanica che spingono l’aspetto giovane e scalpitante di questo rosso da cui si respira davvero il territorio. Finezza e grande sapidità; meno muscoli. Il 90% affina in acciaio, il 10% fa un passaggio in tonneau. Prezzo: 15-18 euro.

 

Masseria Faraona – Nero di Troia 2016 – Castel del Monte DOC

Si vola con deviazione verso Est destinazione Puglia per assaggiare un rosso di struttura. L’azienda è un’antica masseria ristrutturata che si trova nel Parco Nazionale dell’Alta Murgia. Quello che colpisce subito è la veste rosso rubino impenetrabile nel calice. Il vigneto si trova a 450 metri sul livello del mare su terreno calcareo. Svela presto un mix in divenire di gioventù ed evoluzione accennata in cui spiccano cioccolato scuro e chiodi di garofano. Manco a dirlo, affiora netta l’impronta calcarea.
E’ un rosso di grandi potenzialità, vivace, nervoso, in cerca di equilibrio, ma con tanta di quella freschezza che lo farà apprezzare ancora di più fra un paio di anni. Matura in barriques di 2° e 3° passaggio per 10 mesi, poi affina 3 anni in bottiglia. Si trova a 18 euro.

Audarya – Nuracada – Bovale 2017 – Isola dei Nuraghi IGT

La transvolata dall’Adriatico attraverso il Tirreno ci fa atterrare in Sardegna, esattamente a Serdiana in provincia di Cagliari. E’ qui che sorge Audarya che significa “nobiltà d’animo” secondo un’antica lingua orientale. La cantina si trova nel bel mezzo dei resti di un villaggio nuragico. Il vino, Nuracada, prende invece il nome da un paesino medioevale che sorgeva nella zona. Nicoletta e Salvatore Pala rappresentano la nuova generazione aziendale sotto lo sguardo vigile del papà Enrico. E bisogna dargliene merito perché – pur essendo una realtà giovane – si sono dedicati totalmente alla valorizzazione dei vitigni autoctoni. Questo nel calice è un Bocale sardo e testardo fino al midollo. C’è il marker netto del mirto, poi un bouquet di balsamico, pepe rosa, bacche di ginepro, incenso. Il sorso è come una sferzata di Maestrale che batte le coste: intenso, irsuto, palpabile di grande freschezza. Matura in piccoli fusti di rovere per 12 mesi. Prezzo in enoteca: 25 euro.

 

Claudio Cipressi – “Tintilia 66” 2012 – Tintilia del Molise DOC

Nella “regione che non c’è” non ci sono aeroporti, ma facciamo lo stesso uno scalo con la fantasia, Anche perché ne vale davvero la pena. Questa Tintilia, la vera uva identitaria del luogo, cresce in un vigneto sito a 520 metri di altitudine a San Felice del Molise. Ha tanti anni di più rispetto agli altri rossi degustati e li sfrutta appieno. Possiamo paragonarlo a uno di quegli aeroplani ad elica della prima guerra mondiale: questa Tintilia però vola alto, senza tentennamenti e colpisce il bersaglio. E’ tabacco dolce, pepe, chicchi di caffè, menta e liquirizia. Vince e convince perché è austero ed elegante. E’ al picco della sua piacevolezza: beviamolo adesso. Affinamento 36 mesi in legno. Si trova intorno ai 20 euro.

 

Tenuta Parco dei Monaci – Spaccasassi 2016 – Moro di Matera DOC

La tenuta si trova a sud di Matera. Nel XVI secolo era proprio un possedimento dei Monaci Benedettini. Per questo rosso Vincenzo deroga dalla sua abituale tendenza a trattare solo autoctoni. Per lo Spaccasassi si plana su un blend di Cabernet Sauvignon 50% con il restante 50% da Merlot e Primitivo. Una sorta di “Super Lucano”, uno dei pochi in regione. Un vino che prova a strizzare l’occhio al gusto internazionale, se era questo l’obiettivo. Diffonde spezie officinali, note balsamiche, rosmarino, incenso, e affiora qua e là il vegetale tipico del Cabernet. Anche se sembra un po’ retrò si fa apprezzare perché ben costruito. Elegante, vibrante, sempre pronto al decollo. Matura per 18 mesi in barriques francesi. E si sente! Euro 23,50 in enoteca.

 

 

Fattoria La Rivolta – Terra di Rivolta 2015 – Aglianico del Taburno  DOC

Si torna in Campania e precisamente a Torrecuso, nel Sannio. Per l’azienda di Paolo Cotroneo, un Aglianico del Taburno da manuale, frutto di un bel mix di gioventù ed evoluzione. Ci sono precisione enologica e attenzione nei particolari che si evidenziano nel calice, nonostante l’annata calda. Spazia dalla confettura di ciliegia al tabacco, dal cuoio al rabarbaro, su uno sfondo di macchia mediterranea che segna e caratterizza il territorio di provenienza. Può dare il meglio fra un paio di anni. Affinamento: 18 mesi in barriques nuove e 18 mesi in bottiglia. Euro 30.

 

Tenuta Sant’Agostino – Anfora del Calore 2016 – Beneventano IGT

L’ultimo vino e per me il primo in quanto a gradimento personale. E’ certamente il più originale per la sua macerazione sulle bucce e l’affinamento in anfora di terracotta (alla Georgiana). Da uve Aglianico coltivate a Solopaca (Benevento), prodotto dalla famiglia Ceparano. Si distingue per le sue “quasi” dolcezze, per la scia di frutta rossa fresca e in confettura, nettissima, ma soprattutto perché il sorso è intenso, tridimensionale, un’autentica bomba: ti rapisce e ti fa volare altissimo. E’ solo uno dei sorsi perché poi lo bevi ancora e poi ancora. Un vino audace, che denuncia 16% alcol ma non li dimostra affatto. Coraggiosamente domato! Prosit!

Con i complimenti meritati a Vincenzo Mercurio per la flessibilità e la versatilità dimostrate nel saper lavorare in territori così diversi.

www.lealidimercurio.it

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Pranzo Pasquale: uniti virtualmente da Nord a Sud con i piatti della tradizione e i vini da abbinare https://www.winingpress.it/pranzo-pasquale-uniti-virtualmente-da-nord-a-sud-con-i-piatti-della-tradizione-e-i-vini-da-abbinare/ https://www.winingpress.it/pranzo-pasquale-uniti-virtualmente-da-nord-a-sud-con-i-piatti-della-tradizione-e-i-vini-da-abbinare/#respond Fri, 10 Apr 2020 17:07:59 +0000 https://www.winingpress.it/?p=843 di Gianna Bozzali Mai come quest’anno la Pasqua sarà anomala. Per la situazione generale questo momento di fede e di gioia verrà ricordato per la mancanza […]

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di Gianna Bozzali
Mai come quest’anno la Pasqua sarà anomala. Per la situazione generale questo momento di fede e di gioia verrà ricordato per la mancanza della tradizionale tavolata con tutti i parenti. Molti però si stanno organizzando per riunirsi virtualmente utilizzando uno smartphone. 

Si preannunciano così tavole imbandite che riuniranno parenti ed amici virtualmente lungo tutta la Penisola. Ed immaginando di unire a tavola l’Italia ecco come potrà questa presentarsi: quattro vini diversi per quattro territori lontani fra loro alcune centinaia di chilometri, ci aiuteranno a brindare in questa insolita domenica di Pasqua.

Si aprirà certamente con un antipasto: magari il classico antipasto pasquale a base di uova sode e verdure grigliate, o gli sfiziosi vol-au-vent di pesce e l’immancabile torta pasqualina. Andrà bene qui il Freisa di Chieri DOC frizzante dell’azienda Balbiano, storica cantina adagiata sulle colline torinesi, alla terza generazione, guidata oggi da Luca Balbiano. Il 2018 è un rosso semplice, gradevole dalla buona acidità che si sposa bene agli antipasti, in particolare quelli della tradizione piemontese, particolarmente grassi come il vitello tonnato. Un vino che mette tutti d’accordo e che dà la possibilità di apprezzare uno dei vitigni autoctoni più interessanti del nord Italia.

 

 

Ecco le prime portate: fettuccine al ragù d’agnello, cannelloni e lasagne alla bolognese. Potremmo servire a tavola l’Argylla dell’azienda Casale Cento Corvi, nel Comune di Cerveteri, a 40 km da Roma. Montepulciano in purezza, in precedenza chiamato “La nostra scelta” perché considerato il più rappresentativo della cantina. È un vino corposo dalla piacevole fragranza di frutta matura e fiori rossi appassiti, amplificati nella percezione dalla presenza di tannini morbidi.

 

 

 

Proseguendo il pasto, e scendendo lungo lo stivale alla ricerca di altri vini, eccoci arrivati ai succulenti secondi di carne tipici della tradizione come l’agnello, l’abbacchio o il capretto al forno. Per questi piatti fermiamoci in Puglia: per esaltarli ideale sarà l’annata 2016 del Ladislao della cantina Barsento. Un Negroamaro in purezza, affinato in botti grandi di rovere, dal colore rosso intenso e impenetrabile. Al naso arrivano forti i sentori di ciliegia matura, tabacco e carruba. Al sorso presenta un ottimo corpo e dei tannini accentuati che però bene si bilanciano con l’alcol e le note vanigliate che derivano dal suo affinamento in legno.

 

 

 

Infine immancabile il dolce. Con la tradizionale colomba pasquale andiamo in Sicilia con il Moscato di Noto DOC 2015 di Riofavara. Si tratta di un’azienda storica risalente al 1920, a conduzione familiare, nella culla del Val di Noto. Il Notissimo è un vino dai profumi intensi, con note mielose e di zagara, equilibrato in bocca, morbido e fresco allo stesso tempo. Ben si abbina alla colomba classica, con mandorle e canditi. Buona Pasqua!

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Vini della Lunigiana: il riscatto dell’Albarola, vitigno autoctono non più fratello minore del Vermentino https://www.winingpress.it/vini-della-lunigiana-il-riscatto-dellalbarola-vitigno-autoctono-non-piu-fratello-minore-del-vermentino/ https://www.winingpress.it/vini-della-lunigiana-il-riscatto-dellalbarola-vitigno-autoctono-non-piu-fratello-minore-del-vermentino/#respond Wed, 08 Apr 2020 15:28:33 +0000 https://www.winingpress.it/?p=830 di Marina Alaimo “Acino Ebbro” I Colli di Luni tratteggiano una fascia stretta di terra che segna il confine tra la Liguria di levante e la […]

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di Marina Alaimo “Acino Ebbro”

I Colli di Luni tratteggiano una fascia stretta di terra che segna il confine tra la Liguria di levante e la Toscana. Racchiusi fra Luni e Castelmagno Magra, in provincia di La Spezia, si estendono i 45 ettari di vigna della famiglia Bosoni, suddivisi in piccoli appezzamenti circondati dalle Alpi Apuane e poco distanti dal mare. Un territorio unico nel paesaggio, così come nelle caratteristiche geologiche e pedoclimatiche.

Paolo Bosoni ha voluto che la sua azienda – Lunae – diventasse un luogo dove si facesse cultura del territorio che ha una sua antica vocazione vignaiola. Ha ereditato negli anni settanta la piccola cantina che da diverse generazioni ci si tramandava. Aveva già programmi ambiziosi con lo scopo di fare emergere il territorio. Consapevole dell’importanza di acquisire una conoscenza profonda dell’areale Lunigiano e delle sue uve, Paolo ha avviato un importante studio di ricerca sui vitigni storici, sperimentando interessanti vinificazioni in purezza delle varietà in genere utilizzate in uvaggio.

Pur avendo la Lunigiana un’anima vignaiola antichissima, risalente agli Etruschi, la Doc Lunae nasce solo nel 1989, quindi l’esperienza di una vitivinicoltura specializzata è recente e poco nota. I suoli cambiano molto da una zona all’altra, proprio per la presenza delle alte montagne, del fiume Magra e del mare. Anche in questo campo la famiglia Bosoni continua a portare avanti il programma di studio dei suoli, indispensabile per valorizzare al meglio i propri vini. La famiglia è il valore aggiunto che dà forza e concretezza al progetto, Paolo attualmente è affiancato dai figli Debora e Diego.

Siamo nel regno del Vermentino, ma i Bosoni hanno scelto di incrementare la presenza di altri vitigni locali come Albarola, Malvasia, Pollera Nera e Massareta.

Il Vermentino viene declinato in diverse interpretazioni. L’Etichetta Nera è l’ultimo nato, fortemente voluto da Paolo Bosoni per affermare le grandi potenzialità del Vermentino della Lunigiana, ottenuto dalla selezione delle uve migliori provenienti dalle vigne storiche sulla fascia collinare tra Castelnuovo Magra e Ortonovo. Nel millesimo 2018 ha ricevuto il riconoscimento di migliore vino bianco d’Italia dalla Guida ai Vini 2020 del Gambero Rosso, un risultato che ha ripagato ampiamente l’impegno e la passione investiti.

Tra le tante risorse e i programmi messi in campo, ci ha colpito particolarmente l’Albarola, il vino realizzato con le uve bianche dalle quali prende il nome. Un’uva neutra in partenza, impiegata unicamente in uvaggio con il più celebre Vermentino al quale conferisce spalla acida, specie nelle annate calde. La caparbietà di casa Bosoni ha saputo dare finalmente l’identità meritata all’Albarola, che abbiamo degustato nell’annata 2019. Scarico nel colore, anche questo un tratto tipico che lo faceva poco apprezzare, si rifà prontamente al naso definendo un profilo di erbe mediterranee, solare in ogni sua declinazione, rimanda sbuffi di tuberosa, mandarino e anice stellato. L’assaggio definisce un andamento dinamico, nessuna timidezza, ma decisione e conquistato coraggio che vibra sulle note sapide e fresche.

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Metodo Classico: 10 bollicine consigliate, rigorosamente Made in Italy, per attraversare al meglio la quarantena https://www.winingpress.it/metodo-classico-10-bollicine-consigliate-rigorosamente-made-in-italy-per-attraversare-al-meglio-la-quarantena/ https://www.winingpress.it/metodo-classico-10-bollicine-consigliate-rigorosamente-made-in-italy-per-attraversare-al-meglio-la-quarantena/#respond Tue, 17 Mar 2020 17:10:51 +0000 https://www.winingpress.it/?p=758 di Silvia Parcianello Sono tempi strani, assurdi, incomprensibili. Fino a pochi giorni fa, per me, la quarantena era una misura di sicurezza adottata dalla Serenissima per […]

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di Silvia Parcianello

Sono tempi strani, assurdi, incomprensibili. Fino a pochi giorni fa, per me, la quarantena era una misura di sicurezza adottata dalla Serenissima per proteggersi da batteri portati dalle terre d’Oriente assieme alle spezie. Mai avrei pensato di trovarmi nel bel mezzo di un’epidemia. A volte ho l’impressione di essere all’interno di un film catastrofico di serie B in cui sciaguratamente manca l’eroe figaccione che salva il mondo.

Succede di tutto in questi giorni, mi piace vedere come la gente cerca di fronteggiare l’emergenza: chi canta, chi condivide di tutto sui social, chi legge, chi (molti), fa da mangiare che neanche a Masterchef, chi beve inventandosi aperitivi a distanza.

Una cosa è certa. Nei momenti difficili esce il patriottismo italiano. Sento molti che dichiarano che d’ora in avanti mangeranno e berranno solo italiano, complici anche qualche uscita poco felice dei vicini di casa francofoni.

La faccenda non richiede grossi sacrifici in realtà. Giusto per parlare di spumanti prodotti con metodo classico,  il cui benchmark è sicuramente lo Champagne, noi sfoderiamo una gamma mica da ridere.

Capiamoci. Chi scrive adora lo Champagne e continuerà sicuramente a goderne, ma in questo momento mi sono divertita a fare un giro per l’Italia alla ricerca di grandi bottiglie. Ecco cosa ho trovato, in ordine rigorosamente sparso.

D’Araprì – M. Cl. Brut Riserva Nobile 2015

Da San Severo, provincia di Foggia, uno spumante fine e agrumato, con note di macchia mediterranea. Da berne un secchio assieme a un’insalata di mare. Uve di provenienza rigorosamente pugliesi, 100 % bombino bianco.

Letrari – Trento Dosaggio Zero Ris. 2012

Siamo a Rovereto, terra del Trento Doc e già questo la dice molto lunga sulla qualità del terroir. I vini di Lucia Letrari sono tutti eleganti e incisivi ma questo è un trionfo di verticalità e mineralità, un sorso di grande soddisfazione che chiama una catalana di crostacei, ma anche molto altro.

  1. Ada Nada – Dilva VSDQ M. Cl. Dosaggio Zero 2015
    A Treiso, territorio di Langa, il nebbiolo fa di tutto, anche uno spumante rosa strutturato e succoso, che lascia il palato impregnato di piccoli frutti rossi appena maturi. Risotto con salsiccia e radicchio.

 

Togni Rebaioli – M.Cl. Dosaggio Zero L’attaccabrighe 2015
Benvenuti in Valcamonica. Territorio pedemontano, viticoltura eroica, grandi pendenze e… la barbera che si trasforma in uno spumante elegante e cremoso dopo aver passato 30 mesi sui lieviti. Un bel risultato a cui affiancare un piatto di gnocchi alla toma.

 

 

 

 

Cantina della Volta – Christian Bellei Millesimato VSDQ M. Cl. Brut 2013

A Bomporto, provincia di Modena, nascono grandi spumanti. Questo da lambrusco di Sorbara al 100% è sorprendente per struttura ed eleganza. Può accompagnare molti piatti ma data la provenienza ho voglia di un piatto di salumi misti.

Mosnel – Franciacorta Extra Brut EBB 2014
In terra di Franciacorta grandi espressioni ce ne sono parecchie ma questa negli anni si conferma una delle bottiglie con sorso di maggior pienezza e una freschezza tagliente che solletica il palato. Rombo al forno con le patate.

 

Villa Matilde – M.Cl. Brut Mata 2013
La falanghina figlia di suoli vulcanici nella sua versione spumantizzata porta nel calice note di pan brioche e gesso che fanno subito sperare di avere accanto un piatto di pasta e patate.

Pasini San Giovanni – M. Cl. Extra Brut Centopercento
Da un luogo poetico come le rive del lago di Garda uno spumante teso e sapido da un’uva a bacca rossa che di particolare ha anche il nome: groppello. Si gioca facile abbinandoci piatti a base di pesce di lago ma se la cava egregiamente con tantissime preparazioni.

Murgo – VSQ M. Cl. Brut
Siamo sull’Etna e questo è il primo spumante a base nerello mascalese al 100%. Elegante, sapido e d’impatto. Ancora migliore con una zuppa di crostacei.

Gianni Tessari – Lessini Durello M. Cl. Extra Brut 60 mesi Riserva
I Monti Lessini, a nord di Verona, sono territorio di spumanti tanto pregevoli quanto sconosciuti. L’uva durella dona acidità vibrante e il terreno vulcanico aggiunge sapidità, lasciando dei vini verticali eleganti e molto, molto longevi. Chiedere allo spaghetto alla busara.

Mi fermo qui consapevole di poter andare avanti per altre due pagine almeno ma, accanto a due territori con Trento e la Franciacorta, ho voluto suggerire delle bottiglie più rare e meno conosciute.

A tutti, buona continuazione di quarantena. 

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Cantine Dei, il patto Nobile tra la pietra e il vino: il nuovo cru Madonna della Querce https://www.winingpress.it/cantine-dei-il-patto-nobile-tra-la-pietra-e-il-vino-il-nuovo-cru-madonna-della-querce/ https://www.winingpress.it/cantine-dei-il-patto-nobile-tra-la-pietra-e-il-vino-il-nuovo-cru-madonna-della-querce/#respond Mon, 02 Mar 2020 10:16:15 +0000 https://www.winingpress.it/?p=612 di Marina Alaimo “Acino Ebbro”  Il patto tra la pietra e il vino ha dato forma e respiro ad un sogno ambizioso inseguito con caparbietà. Così […]

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di Marina Alaimo “Acino Ebbro” 
Il patto tra la pietra e il vino ha dato forma e respiro ad un sogno ambizioso inseguito con caparbietà. Così come l’eterno compromesso tra la storia antica e le più moderne tecnologie ha trovato il giusto equilibrio per sostenere con successo il progetto delle Cantine Dei.

In partenza un’idea accarezzata con discrezione da Alibrando Dei, al quale suo figlio Glauco ha dato forza e sicurezza investendo grandi risorse. Oggi è Caterina, figlia di Glauco, a condurre l’azienda di famiglia che è notevolmente cresciuta. Investe soprattutto sulla sua sensibilità per raggiungere la migliore espressione possibile al suo Nobile di Montepulciano.

Caterina Dei

Gli ettari di proprietà intorno a Bossona, la zona più rinomata per la produzione del Vino Nobile, sono sessanta e le bottiglie prodotte 250.000. La prima vinificazione avviene nel 1985, ospiti in una cantina ubicata nel centro storico della bellissima Montepulciano.

Quello scheletro di natura fossile così presente nei terreni intorno a Bossona ha sempre convinto Glauco che fosse una grande fortuna. In effetti caratterizza moltissimo i suoi vini conferendo eleganza e sinuosità.


Il compromesso tra la pietra e il vino sta proprio in questo particolare, così come nel fatto che la famiglia Dei avesse, quale attività principale, la gestione delle cave di travertino a Rapolano Terme. Un materiale di pregio con il quale si è scelto di costruire la grande bottaia, i pavimenti, i rivestimenti delle mura e le colonne di sostegno.

Entrando sembra di essere in una cattedrale nella quale la sacralità del vino è un concetto che giunge forte e chiaro. Arrivando nella grande cantina il percorso è contornato da opere d’arte sempre in travertino, in piena armonia con il paesaggio delle colline sulla Val d’Orcia e sulla Val di Chiana, e i filari di Prugnolo Gentile (così come è chiamato il Sangiovese da queste parti).

Il progetto della cantina è stato curato in ogni particolare da Glauco, già ottantenne, che non ha mai perso l’entusiasmo e la passione per i suoi vini. C’è un’attenzione sensibile a lavorare nel rispetto dell’ambiente: in cantina si utilizza l’impianto geotermico per il controllo delle temperature e si sta operando per sfruttare l’energia solare al fine di coprire il fabbisogno aziendale.

Si scendono sette metri lungo le rampe a chiocciola per accedere alla cantina, un’opera d’arte a sua volta di grande impatto visivo, interamente realizzata in travertino. La musica è un’altra grande passione di famiglia tanto che sul tetto della bottaia è stato costruito un teatro nell’intento di condividere le emozioni uniche che riesce a trasmettere dal vivo.

Tra i progetti di Caterina c’era la ferma volontà di dare forma ad un nuovo cru, quello di Madonna della Querce, la piccola vigna intorno a quel gioiellino che è la chiesetta di campagna di fine Seicento, poco fuori l’accesso alla casa antica di famiglia. Appena un ettaro e mezzo volto a sud, ricco di sabbie e scheletro tufaceo, con sedimenti depositati sul declivio che scende verso il fondo valle. Lo ha dedicato a suo padre Glauco la cui presenza è forte e in ogni cosa.

Abbiamo provato il millesimo 2016 che regala un Vino Nobile di grande profondità ed eleganza, pieno e avvolgente, rimanda una vena minerale costante in ogni aspetto del vino. Ha toni scuri al naso, di prugna e more, cioccolato e carrubo; convince soprattutto all’assaggio per la sua finezza in piena sintonia con il carattere deciso dei tannini che ricordano l’austerità del Sangiovese, mentre è la freschezza ben centrata ha conferire lunghezza e succosità al vino.

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Brunello di Montalcino 2015: l’annata perfetta, ottima subito e anche dopo https://www.winingpress.it/brunello-di-montalcino-2015-lannata-perfetta-ottima-subito-e-anche-dopo/ https://www.winingpress.it/brunello-di-montalcino-2015-lannata-perfetta-ottima-subito-e-anche-dopo/#respond Thu, 27 Feb 2020 07:50:23 +0000 https://www.winingpress.it/?p=559 (U.G.) Cinque anni dopo, l’annata 2015 si conferma alla prova del calice. Cinque stelle per un millesimo eccellente così come promette di essere all’altezza anche il […]

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(U.G.) Cinque anni dopo, l’annata 2015 si conferma alla prova del calice. Cinque stelle per un millesimo eccellente così come promette di essere all’altezza anche il Brunello 2019 (giudicato cinque stelle dagli esperti) che assaggeremo in bottiglia fra cinque anni.

Non si può certo dire che i Brunello assaggiati a Benvenuto Brunello 2020 (negli USA un mese prima di noi) siano omogenei ma, al contrario, sono assai diversi fra loro, secondo il territorio di provenienza: più solari, un po’ più muscolari quelli dei quadranti sud della denominazione; più fini, profumati e minerali quelli delle zone nord. Con due fil rouge su tutti: eleganza ed armonia assolute.

Fabrizio Bindocci, presidente Consorzio del Vino Brunello di Montalcino

Inutile lasciarsi andare alle consuete note tecniche dettagliate che – per il 2015 (annata calda ma non troppo) – raccontano un ventaglio di frutta, fiori rossi, spezie e tinte balsamiche, punteggiate da note solo a tratti più evolute. Di sicuro c’è che il potenziale di longevità di questi vini è nella stragrande maggioranza dei casi davvero elevato. Tanta qualità nella materia prima di partenza (Sangiovese grosso) non può che portare a vini di grande qualità finale, non ancora all’apice di un’ideale curva evolutiva, con grandi margini di miglioramento. Il Brunello 2015 è così. Potente ma non troppo, elegante di sicuro, ben fatto quasi sempre. In una parola: complesso! E il lavoro appassionato, attento, scrupoloso dei vignaioli di Montalcino ha fatto il resto.

Com’è allora il Brunello 2015? Oggi eccellente, fra due-tre-cinque anni certamente eccezionale. Perciò, il dilemma è: berlo subito o conservarlo in cantina per qualche anno? Il consiglio è, se ne avete la disponibilità: procuratevi almeno due bottiglie delle etichette che vi hanno emozionato di più: una da assaggiare in tempi brevi; l’altra per scoprire l’emozione del “come sarà” più avanti.  

A Benvenuto Brunello 2020 (è stata la 28esima edizione) – ospitato nel chiostro di Sant’Agostino, a Montalcino – nessuno ha imbottigliato e presentato la Riserva 2014. Perfetta, come sempre, l’organizzazione a cura del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino, guidato dal presidente Fabrizio Bindocci, supportata per la prima volta dalla competenza dell’ufficio stampa Ispropress.

Brunello di Montalcino DOCG 2015. Ecco i 33 che mi sono piaciuti di più:

Albatreti

Baricci

Camigliano – Paesaggio Inatteso

Carpineto

Casanova di Neri – Tenuta Nuova

Casanuova delle Cerbaie 2015

Castello Romitorio – Filo di Seta

Castiglion del Bosco – Campo del Drago

Col d’Orcia

Franco Pacenti – Rosildo

Fuligni

Giodo

Il Marroneto

Il Marroneto – Madonna delle Grazie

Il Pino – Fattoria del Pino

Il Poggione

La Fiorita “No”

La Magia – Ciliegio

La Poderina

Le Ragnaie – Vigna Vecchia

Le Ragnaie Fornace

Mastrojanni – Vigna Loreto

Pietroso Brunello

Podere le Ripi – Amore e Magia

Poggio di Sotto

Roberto Cipresso

San Lorenzo

Sesti

Tenuta Le Potazzine

Uccelliera

Ventolaio

Villa I Cipressi – Zebras

Val di Suga – Vigna del Lago

www.consorziobrunellodimontalcino.it

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NOT, a Palermo la seconda edizione dei vini “franchi” con la Ribolla di Gravner sugli scudi https://www.winingpress.it/not-a-palermo-la-seconda-edizione-dei-vini-franchi-con-la-ribolla-di-gravner-sugli-scudi/ https://www.winingpress.it/not-a-palermo-la-seconda-edizione-dei-vini-franchi-con-la-ribolla-di-gravner-sugli-scudi/#respond Thu, 06 Feb 2020 11:27:01 +0000 http://wining.gebsoftware.com/?p=56 di Manuela Zanni Ad aprire il ciclo delle masterclass dedicate ai vini naturali d’autore  della seconda, riuscitissima, edizione di NOT, la rassegna dedicata ai vini “franchi” […]

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di Manuela Zanni
Ad aprire il ciclo delle masterclass dedicate ai vini naturali d’autore  della seconda, riuscitissima, edizione di NOT, la rassegna dedicata ai vini “franchi” svoltasi ai Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo al 18 al 20 gennaio,  la degustazione  imperdibile di due annate, la 2010 e la 2011 della Ribolla di Josko Gravner, padre degli Orange Wine (ma non solo).
Si tratta di un vino ottenuto  da uve Ribolla fermentate con lunga macerazione  in anfore georgiane   interrate con lieviti indigeni e senza controllo delle temperature. Dopo la svinatura e la torchiatura ritorna in anfora per almeno cinque mesi prima di iniziare l’affinamento in grandi botti di rovere per almeno sei anni.
Le due annate sono state proposte in abbinamento ad alcuni e formaggi e salumi sotto la guida esperta  di Pietro  Sardo di  Slow Food e ideatore di Cheese a Bra alla presenza di Mateja Gravner figlia di Josko, moderati dalla giornalista esperta in enogastronomia Francesca Ciancio.
“La mia  idea di formaggi  va di pari passo con quella di vini naturali – ha detto Pietro Sardo anche se, a differenza di questi, i primi non sono  facilmente distinguibili. Il filo conduttore che può essere considerato il trade union tra i due mondi è da individuarsi, sicuramente, nella volontà dei produttori di entrambi di non alterarne la natura mantenendo il più possibile integre le caratteristiche organolettiche mutuate dal territorio”.
“Parlare solo di vini naturali sarebbe riduttivo – ha detto Mateja perché, ormai, non si può prescindere dalla filosofia che sta dietro a questo tipo di produzione che, per noi, rappresenta  un vero e proprio  credo inscindibile dal modo in cui viviamo la nostra esistenza e  che ci conduce adoperare nella totale trasparenza nei confronti dei consumatori verso i quali abbiamo il dovere e la responsabilità di essere all’altezza della fiducia che ripongono nella nostra azienda”.
In degustazione due annate, la 2010 e la 2011 di Ribolla Gialla. Due annate molto diverse tra loro, praticamente agli antipodi.
La 2010, infatti, proviene da un’annata molto calda, la 2011  da un’annata perfetta caratterizzata da una primavera fresca e da un inverno mite.
La 2010 mostra un colore ambrato intenso con riflessi ramati. Al naso offre sentori spiccati di frutta disidratata come albicocche con note marcate di spezie miste. In bocca ricorda la “sfrontatezza” del caramello salato, dolce nell’ingresso e sorprendentemente sapido in chiusura. In bocca è una vera esplosione di gusto la cui impronta resta a lungo  impressa al palato.
La 2011 porta con sé il corredo aromatico tipico della Ribolla con profumi intensi di frutta matura e spezie miste. Il sorso e’ caldo e avvolgente e lascia in bocca  un ricordo armonico ed equilibrato.
In abbinamento un caprino a pasta molle con pelle marcata e gusto acidulo  di capra girgentana chiamata “mascheruna” la cui freschezza ben si è prestata ad un assaggio con vini dal sorso imponente il cui abbinamento è stato pensato in base al  criterio del contrasto. Sull’accordo  tra gusti estremamente forti e’, invece, stato pensato l’abbinamento con il Parmigiano Reggiano con stagionatura di 24 mesi il cui morso burroso dalla sapidita’ contenuta  è risultato migliore in abbinamento all’annata 2011 che si presenta meno sapida della 2010, nonostante sia più recente.
In degustazione sono stati proposti anche due salumi, la soppressata di Decollatura, in provincia di Catanzaro e il capocollo di Martina Franca in provincia di Taranto.  

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Anteprima Amarone, di scena l’annata 2016 con 53 aziende associate al Consorzio https://www.winingpress.it/anteprima-amarone-di-scena-lannata-2016-con-53-aziende-associate-al-consorzio/ https://www.winingpress.it/anteprima-amarone-di-scena-lannata-2016-con-53-aziende-associate-al-consorzio/#respond Thu, 06 Feb 2020 11:25:02 +0000 http://wining.gebsoftware.com/?p=53 di Mariangela Bonfanti Solamente due giorni di ribalta a Verona, due giorni sotto i riflettori per il grande rosso veronese, che ai palcoscenici di tutto il […]

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di Mariangela Bonfanti
Solamente due giorni di ribalta a Verona, due giorni sotto i riflettori per il grande rosso veronese, che ai palcoscenici di tutto il mondo è abituato, ma anche quest’anno l’attenzione per Anteprima Amarone è stata massima.

L’appuntamento imperdibile ad ogni inizio di febbraio, giunto alla 17a edizione, si è tenuto al Palazzo della Gran Guardia, promosso dal Consorzio Tutela Vini Valpolicella.

Sabato 1 febbraio giornata riservata agli addetti del mondo del vino con forte presenza della stampa italiana ed estera, il 2 febbraio per l’appassionato pubblico e wine lovers, si sono registrate oltre 2000 presenze, che fin dal mattino hanno gremito i saloni dove le 53 cantine espositrici hanno messo in scena un tasting non stop, continuato fino a sera.

Nell’edizione 2020 è stata protagonista l’annata 2016, millesimo che ha entusiasmato per l’ampia gamma sensoriale: profumi e gusto caratterizzati da eleganza ed equilibrio di un livello qualitativo potenzialmente superiore rispetto alle precedenti annate del 2013 e del 2014.

L’Amarone 2016 evidenzia un minor residuo zuccherino medio, al di sotto dei

4 grammi per litro, sviluppa un interessante potenziale di robustezza ed è destinato ad un periodo di invecchiamento più lungo prima dell’introduzione del vino sul mercato.

Tante conferme per un degno ambasciatore della viticoltura a denominazione d’origine veronese e veneta.

Il mercato dell’Amarone si propone all’insegna della positività che nel 2019 ha registrato una rilevante crescita all’estero ( +4% rispetto al 2018) e sulla piazza nazionale (+6,8% rispetto all’anno precedente) con un giro d’affari complessivo di circa 350 milioni di euro.

Nei 19 comuni della Doc veronese Valpolicella sono quasi 8.300 gli ettari vitati. La provincia, leader in Italia per export di vino, conta 2.273 produttori di uve in una denominazione rappresentata oltre l’80% dal Consorzio.

Lo scorso anno si sono superati i 64 milioni di bottiglie prodotte:

18,6 mln per Valpolicella, 30 mln per Ripasso e 15,4 mln per Amarone e Recioto.

“In un anno difficile come il 2018 l’Amarone ha saputo reagire – ha detto Andrea Sartori, presidente del Consorzio tutela vini Valpolicella – dimostrando di saper competere e resistere a congiunture negative e guerre commerciali sulle piazze estere. Un aspetto da migliorare è il prezzo medio, considerando la prevalenza, nel 2019, della crescita dei volumi esportati (+7,2 %) su quella del valore (+4%)”.

Tra i produttori si registrano comunque ansie e preoccupazioni per le varie incognite: dai nuovi dazi, alle ripercussioni commerciali della recente emergenza sanitaria del Corona Virus.

La gestione dell’epidemia, con i blocchi dei voli, ha esiti negativi sui consumi e un effetto secondario negativo sull’economia mondiale che interessa anche il mondo del vino.“Si spera in una soluzione in tempi contenuti – auspica Sartori – circoscritta come avvenne per la Sars, a sei mesi di restrizione economica”.

www.consorziovalpolicella.it

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